Già la tecnica prescelta per le sue opere, l'acquarello, fa capire che questa pittrice ha meriti particolari dato che qui non si scherza,come dicevano i vecchi acquarellisti (ormai con sempre meno eredi), richiedendo questa tecnica capacità ed impegno più delle altre. Se poi interviene, come in questo caso, la sensibilità pittorica, aiutata dalla cultura anche specifica e dallo studio dei grandi Maestri e specialisti, ecco che tutto si realizza nel miglior modo, con freschezza che potremmo definire giovanile, specie quando viene evitato il rischio dell'illustrazione e anche quello del virtuosismo.

Enzo Fabiani
Mutazione: il deserto
acquerello su carta 120 x 50 cm

LA NATURA: INEFFABILE RAPPRESENTAZIONE DEL SUBLIME

Di origine castelmagnese, nasce nel 1969 a Novara e dimostra sin da giovanissima un evidente talento per il disegno e la pittura, aiutata da un ambiente familiare molto prospero in fatto di creatività in ambito artistico ed artigianale. Il corso della vita la conduce però verso una scelta professionale ben lontana dal mondo dell’arte, quella di perito tecnico aziendale, ma a metà degli anni Novanta la passione rinasce. Contestualmente alla decisione di lasciare il suo lavoro per un anno di riflessione e di ricerca interiore, inizia il suo cammino da autodidatta verso la professione artistica.
Sperimenta vari metodi di pittura, ricercando al di là dei canoni classici, le forme ed i mezzi espressivi che rappresentino al meglio il colore della sua anima, oltre i limiti tecnici convenzionali e sfidando ogni difficoltà di lavorazione. Segue le orme dei grandi Maestri paesaggisti e sceglie di non lasciarsi influenzare dall’arte di pittori già affermati che la invitano a fare pratica nelle loro botteghe, proponendole di dedicarsi ad una pittura più vicina all’astrattismo ed all’arte multimaterica.
Non a caso le prime opere sono ad acquerello e di grandi dimensioni, realizzate con una caparbia volontà di controllare il colore, utilizzando la tecnica che meno si adatta a ripensamenti, correzioni, sovrapposizioni di stesure, mantenendone pur sempre intatta la freschezza e leggerezza delle velature ed ottenendo effetti cromatici di inconsueta bellezza e di naturale efficacia espressiva. Gli stessi effetti e le stesse suggestioni li possiamo anche ritrovare in alcune opere dipinte su ceramica. Lontana da ciò che dettano le regole accademiche di decorazione di questo materiale, lascia al suo pennello ed ai colori massimo e libero movimento. Il risultato è inusuale, unico ed estremamente convincente e testimonia l’eleganza, l’abilità tecnica e la versatilità della raffinata pittrice.

 

Lorena Garnerone Studio d'Arte email: lgarnerone@yahoo.it

Coltiva, come rara essenza, l’importanza di dare sempre un senso al segno grafico pur lasciando spazio alla fantasia interpretativa e alle emozioni di chi guarda l’opera. Per Lorena Garnerone un dipinto non è mai solo testimonianza e rappresentazione di ciò che accompagna l’uomo nella sua esistenza, ruolo peraltro già assolto dalla fotografia, ma ciò che si coglie al di là della pura e immediata realtà visiva.
Per questo la distanza, il senso di alienazione da lei stessa percepiti al compimento di ogni sua opera, quasi non ne fosse stata l’artefice, fanno sì che ognuna di esse appaia come una creatura unica, derivata dalla trasformazione della materia. Ogni figura, ogni segno sembra uscire dal supporto, carta o tela che sia, e far sì che la fusione e la mescolanza delle cromie magicamente portino alla luce ciò che già era contenuto, celato nella materia, risvegliando attraverso infinite sfumature le meravigliose atmosfere e quelle ineffabili emozioni che la natura ci riserva. Ammirando le opere di Lorena Garnerone si coglie una sensazione di passionale coinvolgimento, di immersione completa e profonda nella natura, espressa come rappresentazione del sublime, della potenza assoluta, carpendone l’anima attraverso i tocchi sapienti del pennello e percependo, contestualmente, la fragilità del sentire umano.
Negli stessi anni che vedono il risorgere della sua vocazione per la pittura, si avvicina anche alla musica, avendo esperienze di canto polifonico rinascimentale e medievale come mezzosoprano del coro Musica & Musica di Magenta. L’incontro con il mondo della musica insegna alla giovane pittrice ad elevare la sua arte e ad infonderla di ricchezza, di ispirazione e sentimento. L’attenzione per il dettaglio diventa ossessiva, quasi maniacale. Il colore lascia lo stato di singolo pigmento e, come in un componimento polifonico, si mescola, si fonde in un’ unica armonia per creare sensazioni “intellettuali” e lasciare tracce nella nostra memoria come solo la musica può fare.
La sua attività spazia anche nella fotografia, che considera uno strumento fondamentale per l’osservazione e lo studio degli animali e mezzo prezioso per catturare i dettagli e le atmosfere che poi dipinge nelle sue opere. Partecipa con successo a mostre e rassegne di pittura naturalistica e collettive. Numerose sue opere sono presenti in collezioni private.


La pittura e lo studio del mondo animale la portano ad abbracciare lo stile realista e ad ispirarsi alla tradizione dei wildlife painters, come i contemporanei nordamericani Robert Bateman e Terry Isaac e il belga Carl Brenders, pur mantenendo un linguaggio pittorico figurativo personale. Ogni sua opera è uno studio meticoloso della natura. Sguardi, corpi e muscoli vibranti vengono dipinti con pennellate chiare, precise, leggere, ma decise. Gli animali sono frequentemente ritratti in primo piano con l’intento di dare forma pittorica ad un sentimento passionale ed istintivo di contemplazione dell’infinito respiro della natura, del suo lirico manifestarsi, anche attraverso l’intenso sguardo di un animale.
Continua così la sua evoluzione nella sperimentazione e nella ricerca della perfezione mettendo costantemente alla prova il suo talento innato, coltivando lo studio e l’esperienza come dovere e dedizione assoluta ad un concetto di arte combattuta tra l’espressione della bellezza come simbolo sublime, presente nei paesaggi dipinti con un’atmosfera luminosa e rassicurante, e la rappresentazione dell’inquietudine dell’animo umano attraverso le atmosfere cupe, i cieli tempestosi e le vedute notturne.
Spiritualità e vita terrena raffigurate attraverso un’immagine della natura ispirata dalla visione di una realtà ariosa e serena, ma anche da atmosfere torve e tenebrose che simboleggiano la fragilità umana. Un incanto di sterminata bellezza di fronte al quale l’uomo non può che inchinarsi riconoscendone la meraviglia e lo splendore e sentirsi travolto da un sentimento di trascendenza mistica che lo costringe a riflettere sulla fugacità della vita e sul mistero dell’eternità. La citazione nel titolo non a caso ci riporta alla pittura paesaggistica legata al romanticismo nordico dei primi anni dell’Ottocento, del cui fascino la pittrice ha saputo trarre fonte di ispirazione. L’opera “Temporale sulla Dordogna” ne è un eccellente esempio.
Accanto alla pittura paesaggistica, vocazione profonda ed ispirazione fondante, nel suo percorso artistico si rivela, contemporaneamente ed in modo altrettanto istintivo, la pittura naturalistica. L’artista comprende la necessità di approfondire uno studio preparatorio dell’anatomia, dell’habitat e del comportamento dell’animale protagonista delle sue opere. Non è più sufficiente rappresentare ciò che l’occhio vede: occorre entrare in simbiosi con esso ed ascoltare le magiche suggestioni che la sua natura ci offre.